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Buongiorno

02.12.2018 - Buongiorno Irpinia

Avellino e il civismo inconcludente

Non porterà a nulla di buono questa rincorsa del civismo che sta caratterizzando le prime battute della campagna elettorale avviata nel capoluogo irpino. I partiti politici tradizionali, per quel tanto che c’è rimasto, sono in crisi profonda e non è roba di oggi. Ma sbaglia chi immagina che il civismo possa rappresentare la panacea dei mali della politica.

Proprio ad Avellino, d’altra parte, si è avuta la riprova della inaffidabilità del modello civico in Comuni d’una certa consistenza numerica. La coalizione di centrosinistra costruita intorno al Pd con diverse liste a sostegno del candidato Nello Pizza si sfaldò già tra il primo e il secondo turno. Tant’è che il Movimento 5 Stelle poté vincere al ballottaggio pur non disponendo di un candidato sindaco con un apprezzabile profilo carismatico.

Per di più, il giorno dopo la caduta dell’Amministrazione Ciampi i vari capilista civici che hanno votato la mozione di sfiducia sono subito apparsi l’un contro l’altro armati fino ai denti, con armi convenzionali e non, a inappellabile certificazione che i cosiddetti "progetti civici" sono la quintessenza del qualunquismo: fenomeni talvolta anche suggestivi, ma comunque destinati a durare l’arco d’un mattino, come tutte le cose in politica che non hanno una identità definita, valori ideali codificati e riconoscibili.

I partiti politici sono in crisi profonda, per i motivi dibattuti fino alla noia e che tutti conosciamo, ma finora non è stato inventato ancora nulla che possa sostituirli.

Non promette nulla di buono la rincorsa del civismo perché quella che si preannuncia ad Avellino è destinata a diventare una guerra senza bandiere e senza divise: nella confusione dei colori e degli schieramenti, i "soldati" di questi eserciti del qualunquismo si spareranno addosso ignorando perfino le ragioni della battaglia. Non promettono nulla di buono tante singole persone vestite da generali che hanno la pretesa e la presunzione, da sole, di interpretare e rappresentare la verità del bene comune.

Fermatevi, ragionate, controllate il vostro "Io" esagitato, imbracciate una bandiera, dichiarate l’appartenenza ad un partito politico, rispettatene le regole democratiche. Avellino non è un paesino di poche migliaia di anime dove la lista del Gallo che canta o del Cane che abbaia riesce ad esprimere al meglio gli umori delle diverse fazioni. Avellino è una città capoluogo che va governata sulla base di una "visione politica" dei problemi complessi che si ritrova e della funzione-guida che ha per l’intera provincia.

Singole persone, ancorché motivate e mosse da intenzioni alte e nobili, non sono sufficienti per garantire un serio processo di sviluppo. Prima lo si comprende, meglio è.