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Buongiorno

05.12.2018 - Buongiorno Irpinia

Avellino ha bisogno di Politica, non di avventurieri

Di Gianfranco Rotondi – ex enfant prodige della Democrazia Cristiana, fiero oppositore di Ciriaco De Mita quando nessuno osava opporsi al leader di Nusco – si può discutere tutto, la scelta di stare con Berlusconi come la “fuga” da Avellino, ma non l’intelligenza politica. Se non avesse avuto spessore politico non avrebbe fatto la strada che ha fatto, fono a diventare ministro, potendo contare essenzialmente sulle sue forze, sulla stima e il sostegno, ma parliamo dei tempi “molto andati, di Gerardo Bianco.

Lunedì ho letto l’intervista raccolta da Luigi Basile per “Il Mattino”. Rotondi risponde a domande sul futuro amministrativo di Avellino. Ed esprime un concetto, a proposito del diffuso ricorso alle liste civiche che si preannuncia anche per la competizione elettorale della prossima primavera.

Al riguardo ho già illustrato la mia opinione di netta contrarietà alle liste civiche Per come vengono utilizzate e vissute, alimentano il qualunquismo e il trasformismo. D’altra parte, in una città capoluogo, che dovrebbe giocare anche un ruolo-guida per l’intera provincia, è più che mai necessaria un’amministrazione politicamente caratterizzata.

“Quando sento parlare di civismo – dice Rotondi rispondendo alla domanda del cronista sul tema – penso che si voglia nascondere un deficit di proposta politica. Bisognerebbe avere il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome. Più che di operazioni di facciata, oggi c’è bisogno di una nuova politica capace di parlare ai cittadini, dicendo con chiarezza che cosa si intende fare per la comunità locale, per rendere più vivibile il capoluogo”.

Ma perché ciò avvenga, suggerisce Rotondi, “Avellino deve tornare ad essere un laboratorio di idee: serve un progetto capace di contrastare l’antipolitica”.

A mio avviso, e a prescindere dalla collocazione politica di Gianfranco Rotondi, sono queste le prime parole serie, responsabili e soprattutto “pensate” che abbiamo potuto udire nei giorni successivi al fallimento della breve esperienza Cinquestelle alla guida del capoluogo.

È lecito attendersi che si apra un dibattito sul tema della politica nel governo della città, oppure dobbiamo rassegnarci alle passerelle autoreferenziali destinate a spingere il capoluogo in un altro vicolo cieco?