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Buongiorno

09.01.2018 - Buongiorno Italia

Candidare i figli, i nipoti e le mogli “di”? Non è scandaloso se son bravi

Buongiorno, Italia.
Tempo di elezioni. Puntuale come un orologio svizzero è sbocciata sui mass media la discussione sulle probabili candidature dei figli, delle mogli, dei nipoti e addirittura dei pronipoti di chi a Montecitorio o a Palazzo Madama ci è stato per anni. Insomma, la perpetuazione della parentopoli parlamentare.

La Campania dà il suo contributo alla composizione del mosaico politico familiare con quattro tasselli di peso, peraltro equamente distribuiti sul territorio regionale.

A Salerno sarà candidato Piero De Luca, figlio del Governatore. A Napoli, probabile ma non ancora certa, la corsa di Armando Cesaro, primogenito del deputato Luigi (“Gigino a polpetta”), il quale però potrebbe ancora decidere di spendersi per un’altra legislatura prima di passare la mano. Nella sua Benevento, dove attualmente è sindaco, l’ex ministro Clemente Mastella ha intenzione di far eleggere deputato il figlio Pellegrino. In Irpinia, infine, si ripropone – non si capisce ancora se per la Camera o per il Senato – Giuseppe De Mita, nipote di Ciriaco.
Si accennava addirittura a un pronipote: nondimeno che il pronipote del Duce: Caio Giulio Cesare Mussolini, tanto per stare nella dimensione imperiale, che verrebbe proposto nel Lazio da Giorgia Meloni per le liste di Fratelli D’Italia.

Ora, al di là della facile e inevitabile ironia, io non avrei niente da ridire circa le candidature dei figli, dei nipoti e delle mogli “di”. Non si può negare a nessuno il godimento dei diritti politici. Né mi convincono le polemiche circa la inopportunità di certe scelte in famiglia. Anche perché è poi l’elettore a decidere.

Certo, le “porcate” di leggi elettorali che da un bel po’ ci stanno propinando limitano non poco la libertà di voto: ti presentano una lista, non puoi esprimere preferenze, o mangi quella minestra...
Ma questo vale rispetto a tutti i candidati scelti dai partiti. E non è detto che Tizio sia preferibile a Caio soltanto perché Caio è parente stretto “di”.
Già nei collegi la musica cambia. Ti fa venire l’orticaria dare il voto al figlio, al nipote, alla moglie “di” anche se è presente nella lista o nella coalizione che più t’aggrada? Punisci il partito o la coalizione votando per le altre liste o le altre coalizioni. È dura, ma è il massimo che ci è concesso al di là dell’astensione: che resta, comunque, la limitazione democratica più grave.

Del resto, il problema vero è la qualità dei figli, dei nipoti o delle mogli. Se son bravi e convincono, e non hanno tolto ad altri il posto in lista o nel collegio, perché non votarli?