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Buongiorno

11.09.2018 - Buongiorno Italia

Centri Commerciali: chi difende i diritti degli sfruttati?

Correva l’anno 2011, Mario Monti Presidente del Consiglio dei Ministri. Dopo le liberalizzazioni nel commercio varate 12 anni prima dall’allora ministro Bersani, il governo del “Professore” toglie altri lacci: vengono aboliti i vincoli su orari e giorni di apertura dei negozi. La filosofia di base è in linea con la promozione della concorrenza.

Poi arrivano i 5 Stelle. Con il vice Premier Luigi Di Maio che annuncia lo stop alle aperture domenicali dei negozi. Una “promessa” che intende attuare entro la fine dell’anno. Salvo marginali distinguo, ha il sostegno dell’altro partner governativo, la Lega, quindi la legge si farà.

È un tema importante. Nessuna sorpresa se il dibattito ha fatto e continuerà a far registrare posizioni divergenti e aspre polemiche. Com’era prevedibile, i Grandi Oppositori, al di là di alcune forze politiche, sono i titolari dei Centri Commerciali. I quali, conti alla mano, hanno già rassegnato la previsione della perdita di migliaia di posti di lavoro.

È polemica anche sul versante della difesa dei diritti generali dei lavoratori. Sul Corriere Della Sera, ad esempio, l’editorialista Pierluigi Battista ha giustamente osservato che la nuova riforma andrà a realizzare una arbitraria discriminazione tra i lavoratori del commercio e quelli di altri comparti che sono costretti, seppure a rotazione, a prestare servizio di domenica.

Ragioni fondate, dunque, sia nello schieramento favorevole allo stop domenicale che in quello opposto.

È singolare, tuttavia, che né Di Maio né altri – soprattutto in riferimento ai Centri Commerciali del Sud in particolare – mentre si scapigliano sulla “chiusura domenicale sì o no”, non si fermino un attimo a riflettere su un aspetto tante volte denunciato ed ancora irrisolto: lo “sfruttamento intensivo” dei lavoratori del settore. Qualcuno si è mai preoccupato di indagare sul numero effettivo delle loro ore lavorative mensili e sugli effettivi compensi percepiti? Si parla di oltre 50 ore settimanali per paghe “reali” che si aggirerebbero introno ai 5-600 euro mensili. Vi pare una roba tollerabile?

Ho più volte sentito dire da alcuni sindacalisti, naturalmente molto sottovoce, che è meglio tacere sull’argomento perché si perderebbero molti posti di lavoro.

Dunque, se ho capito bene, da una parte i Centri Commerciali agitano lo spettro di migliaia di licenziamenti che sarebbero causati dalle chiusure domenicali, dall’altra nessuno fa venire a galla lo scandalo diffuso di quei salari e di quei diritti negati, ancora qui per il timore che vadano in fumo altre migliaia di posti di lavoro. Ma vorrei chiedere: i titolari dei Centri Commerciali fanno per caso la fame? E se la fanno, perché non chiudono? Forse per salvare migliaia di posti di lavoro?

Una cosa è certa: questa roba accade soltanto al Sud. A riprova, se mai ce ne fosse stato bisogno, che siamo ancora lontanissimi, non tanto dal Nord, quanto dalla civiltà.