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Buongiorno

07.11.2018 - Buongiorno Irpinia

De Luca non può più tergiversare: deve scegliere tra Politica e Qualunquismo

Su Orticalab di oggi trovate un editoriale di Marco Staglianò che vi invito a leggere. È un’analisi lucida di ciò che servirebbe per rimettere in moto e sui binari giusti il centrosinistra dopo la seconda Caporetto nel giro di pochi mesi (la prima c’era stata con l’elezione del sindaco 5 Stelle al Comune capoluogo), e determinata da un manipolo di politicanti avventuristi che usano il Pd e le sue alleanze come taxi gratuiti per i loro spostamenti di convenienza. Insomma, la politica vittima dei trasformisti e dei qualunquisti, mai come ora in delirio di onnipotenza, proprio a causa dello stato confusionale in cui si trovano i partiti di centrosinistra e per la debolezza, o del tutto assenza, delle loro leadership.

C’è un argomento in particolare colto da Staglianò che a me è parso come il punto di snodo del percorso possibile per il rilancio del centrosinistra. Ed è la scelta che è chiamato a fare il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, oggi unico riferimento riconoscibile e di rilievo di quell’area politica.

In vista delle regionali del 2020, che poi significa tra un anno mezzo, nei tempi della politica dopodomani, De Luca può scegliere “per tattica” oppure “per strategia”. La scelta tattica è la riproposizione, addirittura amplificata, del modello di alleanze che lo portò alla vittoria nel 2015: un’alleanza indistinta di liste civiche, con l’eccezione dell’Udc, intorno al fulcro del Pd.

Può essere un modello ancora vincente? Avrei qualche dubbio. È vero che lanciare in campo un numero altissimo di candidati disseminati in tante civiche può mietere più consensi anche in una competizione regionale, come ad esempio è avvenuto alle comunali di Avellino.

Attenzione, però, a non sottovalutare il maggiore appeal del centrodestra, che sarà fortemente caratterizzato, sul piano politico, dal simbolo della Lega, oltre che di Forza Italia, ancora molto presente in Campania. E Attenzione a non sottovalutare il M5S, altro “simbolo” che le politiche del 4 marzo hanno ulteriormente rafforzato e che, se dovesse restare in sella il governo giallo-verde, avrà nel Mezzogiorno e in Campania un peso decisamente alto.

Voglio dire che puntare sull’indistinto delle liste civiche in presenza di avversari che si caratterizzano per la forza dei loro “simboli” potrebbe ulteriormente evidenziare la crisi d’identità del centrosinistra, che è una delle cause di dispersione del consenso registrata negli ultimi tre anni.

A questo rischio si può ovviare se la scelta di De Luca è strategica. Ovvero se egli si fa interprete di un Pd rigenerato – e il tempo per farlo c’è – e di un’alleanza di centrosinistra con forze di centro e di sinistra che hanno identità, storia, affidabilità.

Evidentemente questa seconda operazione ha natura politica e non meramente aritmetica. È un’operazione politica e culturale che deve tener conto dello tsunami del 4 marzo e dei nuovi scenari che probabilmente si apriranno dopo le europee della prossima primavera. Insomma è un’operazione che si fonda sulla necessità del ritorno alla politica: un percorso incompatibile con le pratiche trasformiste, con il qualunquismo, con lo stesso civismo. Ed è un percorso che ha un bisogno vitale di etica della politica. O è questo o non è.

Il Governatore De Luca, per tornare al Pd irpino, che ha gli identici problemi del Pd di Napoli, di Salerno e via discorrendo, è chiamato a scegliere tra “bulli politici” – e ne abbiamo visti in occasione delle provinciali – e persone serie, di cui l’Irpinia abbonda in ogni ceto ed in ogni area politica. È chiamato a scegliere tra quelli che egli stesso definisce i “pulcinella” del Pd e del centrosinistra e gli amministratori locali e i militanti che “danno” e non “succhiano” sangue all’idea di politica e di partito. È chiamato a scegliere tra idealisti e affaristi.

L’orizzonte della rinascita del centrosinistra e della politica ha questi colori. Il resto è fumo. Fumo grigio. Nemmeno un politico intelligente, abile e pragmatico come De Luca può mimetizzarsi dietro il fumo per promettere un’altra rivoluzione. Non c’è più tempo nemmeno per lui. Se sceglie la tattica è già finito. Se intende scegliere la strategia, cominci a dare segnali di svolta ricacciando i saltimbanchi nel circo, i pulcinella nel teatrino e gli affaristi fuori dal recinto della politica.