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Buongiorno

12.09.2017 - Buongiorno Campania

Ecco perché nascondono gli stipendi dei dirigenti regionali

Buongiorno, Campania.
Il sindacato dei dirigenti del Consiglio della Regione Campania, come era già accaduto per dirigenti della Regione Lazio, ha ricorso al Tar, ottenendone la sospensiva, contro la pubblicazione degli stipendi dei “burocrati” sul sito istituzionale.
Il presidente dell’Anticorruzione non ha potuto fare altro che adeguarsi al provvedimento della giustizia amministrativa, con buona pace della legge sulla trasparenza.
Nell’Italia della Costituzione più bella del mondo e della Montagna di leggi più alta dell’universo può accadere anche questo. Ma è anche per questo che noi italiani siamo unici, nel bene e nel male, con il bene che grazie a Dio supera di gran lunga il male.
Anyway: al di là e al disopra e disotto di leggi, ordinanze, regolamenti e quant’altro, cosa ci sarà mai da nascondere per ingaggiare una battaglia giudiziaria che sicuramente dopo il Tar vedrà impegnato il Consiglio di Stato?
Secondo i malpensanti si vuole nascondere che quei dirigenti guadagnano troppo. Embè: questa sarebbe una notizia? Si sa da sempre che guadagnano, non direi “troppo”, ma più correttamente “molto”. Perché il vero problema non è il “quanto” in senso assoluto, ma il “quanto” rispetto a cosa fanno e a come lo fanno. Per cui dire “troppo” è un giudizio a prescindere, ovvero un pregiudizio.
I dirigenti svolgono mansioni delicate e complesse. Più che giusto è opportuno che guadagnino in misura proporzionale al carico di responsabilità che hanno. L’opinione diffusa è che essi, o parte di essi, non svolgano le mansioni cui sono adibiti con un indice di “produttività” adeguato al livello per il quale vengono pagati.
Difficile stabilire quanto fondata sia questa opinione. Di certo c’è in essa anche una dose di pregiudizio, di demagogia e di strumentalizzazione politica. E mettiamoci dentro anche un pizzico d’invidia sociale, che mai manca quando si parla alla pancia. Ma ci sarà pure una ragione se quella opinione si è consolidata nel tempo e niente o troppo poco la “burocrazia” ha fatto per persuadere il “popolo sovrano” che le cose stanno diversamente.
Il ricorso contro la pubblicazione degli stipendi, che peraltro sono quantificati per legge, allora, molto più probabilmente è il riflesso condizionato – diciamo così – d’un enorme peso sulla coscienza. Quei dirigenti, ma non solo quelli, cioè, sanno “in coscienza” che guadagnano “troppo” - e il troppo stavolta c’azzecca – rispetto a ciò che fanno e a come lo fanno.
Inevitabilmente il loro atteggiamento indispettisce. Forse farebbero meglio a suggerire al proprio sindacato di recedere. “E famoli vedè, stì stipendi!”.