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Buongiorno

12.02.2018 - Buongiorno Campania

Elezioni e Pd: il rischio che ci rimetta anche il governo De Luca

Buongiorno, Campania.
Matteo Renzi commise un errore politico madornale quando si intestò la battaglia elettorale sul Referendum costituzionale. Se avesse mantenuto un atteggiamento distaccato dal voto, ancorché la riforma portasse la firma del suo governo, nessuno avrebbe potuto imputargli la sconfitta, le sue dimissioni da Palazzo Chigi non sarebbero state un atto dovuto, probabilmente i “Sì” avrebbero avuto la meglio sui “No”. In preda al delirio d’onnipotenza, egli peccò insieme di presunzione e di ingenuità. Tutto ciò che è accaduto dopo – dalla crisi del Pd alla scissione fino al crollo dell’indice di gradimento di Renzi – ha origine in quell’errore.

Fatte le dovute proporzioni, e qui senza alcun rischio di dimissioni, è verosimile che possa accadere qualcosa del genere in Campania con le elezioni del 4 marzo. Fino ad ora il Governatore De Luca ha mantenuto un profilo elettorale basso. È stato nel suo ruolo istituzionale pensando esclusivamente a tentare di risolvere il grave groviglio di problemi in cui la Regione si dimena da decenni, a cominciare dal campo minato che è la sanità.

Da qualche giorno si intensificano le voci circa la volontà di De Luca di scendere in campo ventre a terra, pare sollecitato direttamente da Renzi. I sondaggi riservati commissionati dal Pd lascerebbero indovinare una sconfitta dalle dimensioni colossali. Si parla addirittura di un crollo sotto il 20 per cento, con cifre devastanti soprattutto nell’area metropolitana e la conquista di un solo collegio, quello in cui corre l’ex sindaco di Agropoli, e da dieci giorni anche ex capo della segreteria di De Luca a Palazzo Santa Lucia, Franco Alfieri.

Da qui, raccontano, la necessità d’un tentativo di recupero affidato, appunto, alle capacità comunicative e al carisma del Governatore.

Questa scelta – dicevamo – potrebbe ritorcersi contro il Pd e soprattutto contro lo stesso De Luca. Per un motivo banale ma assolutamente rilevante. È vero, infatti, che il governo De Luca sta facendo un lavoro immane da quando si è insediato. Ma è altrettanto vero che quel lavoro non viene percepito dai cittadini della Campania perché gli effetti pratici, pur rilevati dalle statistiche, non sono ancora percepibili a livello di massa. E la ragione si spiega: si tratta di investimenti in infrastrutture e organizzazione dei servizi che producono ricadute pratiche a distanza d’un tempo congruo, non definibile in meno di due anni-tre anni.

La sovraesposizione di De Luca, insomma, come quella di Renzi al Referendum, potrebbe tradursi in un effetto boomerang, inducendo e moltiplicando il voto-antisistema e identificando nel Pd e nel Governatore i responsabili del mancato tocco taumaturgico sulle piaghe antiche della Campania.

La conclusione è scontata: poiché niente riuscirebbe a risollevare le sorti del Pd sul territorio regionale in tre settimane, sempreché quei sondaggi siano veritieri, conviene a De Luca, e quindi alla stabilità stessa del governo regionale, prodursi in un’impresa perfino generosa ma di sicuro controproducente?

Sarebbe stata utile un’azione del genere in tempi non coincidenti con la fase elettorale. Il lavoro di marketing sulle tante cose buone fatte o avviate a soluzione dal governo di De Luca avrebbero dovuto farlo negli ultimi due anni, oltre ai consiglieri regionali, soprattutto il Pd nelle sue articolazioni territoriali e i parlamentari uscenti.

Oggi il Governatore dovrebbe sopperire alle omissioni della classe dirigente parlamentare del Partito Democratico campano mettendoci la faccia per dare una spinta ai candidati. Il rischio di poter apparire una maschera di Carnevale è molto alto. Farebbe bene De Luca a pensarci su diverse volte: le elezioni sono probabilmente perse, sarebbe saggio continuare a vincere sulle tante cose ancora da fare, conservando un profilo rigorosamente istituzionale restando ai margini d’una battaglia elettorale che non promette nulla di buono.