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Buongiorno

15.05.2018 - Buongiorno Irpinia

“Enze” e Umberto? Macché! Viva Ciriaco…

Buongiorno, Irpinia.
Non è un mistero che Enzo De Luca detto “Enze” e Umberto Del Basso de Caro siano stati tra gli ideatori-esecutori della Grande Ammucchiata che sostiene il candidato sindaco di Avellino Nello Pizza. Nella loro narrazione, la “ragion di partito” avrebbe reso inevitabili le scelte finali. Che sono essenzialmente due: l’alleanza con De Mita e l’inclusione del recalcitrante Gianluca Festa.

La domanda che nasce spontanea è la seguente: nella “ragion di partito” del Pd è prevista o no un minimo di etica politica e di garanzia per chi al partito ha dato tutto?

A giudicare dal trattamento che il Pd ha riservato al sindaco uscente, Paolo Foti, bisogna concludere che questo partito ha completamente perso sia il senso dell’etica politica che il senso minimo della correttezza nei rapporti umani.

Da un lato, infatti, il Pd non si è nemmeno degnato di chiedere a Foti se volesse o meno ricandidarsi, roba che è prassi consolidata perfino nei partiti – diciamo così – non “Democratici”. Dall’altro lato, questo Pd è arrivato addirittura ad osannare Gianluca Festa: il quale, ricordiamolo, è stato il più spietato oppositore del sindaco del suo stesso partito.

E qui va sottolineato che Paolo Foti può anche non essere stato un amministratore da Premio Nobel, e invero egli non si è mai atteggiato a tale. Ma con assoluta certezza è stato un sindaco che ha tenuto il fango lontano dal municipio e, indirettamente, lontano dal Pd. Sarebbe bastato questo, con il clima di diffusa corruzione che si registra in tanti comuni italiani, perché il Partito Democratico dovesse sentirsi doverosamente in obbligo verso un suo militante. Invece niente: nemmeno un grazie. Anzi: la mortificazione di veder riconoscere onori al merito per il Masaniello a buon mercato Gianluca Festa.

Non lo ha fatto il partito e men che meno ha pensato di farlo “Enze” De Luca, evidentemente troppo impegnato nei suoi contorsionismi politici, e soprattutto culturali, per ricordarsi del “dovere” di difendere e ringraziare un sindaco peraltro scelto da lui e da Nicola Mancino. Se si arriva a disperdere certi valori, “Enze” non può continuare a compiacersi autodefinendosi “Animale Politico”: in questa espressione, infatti, c’è un aggettivo di troppo.

Se a De Luca è mancato il senso dell’etica politica, oltre che il doveroso rispetto per una persona perbene, Umberto Del Basso de Caro ha del tutto smarrito il senso della coerenza. Aveva creato la sua corrente in Irpinia all’insegna dell’anti-demitismo, e fatto fiorire una nuova speranza di libertà nel Partito Democratico, affidandosi al suo indubitabile spessore politico e culturale.

Alle elezioni del 4 marzo era riuscito a far digerire la “ragion di partito” dell’alleanza con i demitiani perfino ai suoi sostenitori più riottosi. Le amministrative di Avellino potevano e dovevano rappresentare l’occasione che la ragion di partito può valere nelle strategie politiche nazionali ma non a livello locale, dove la diversità delle posizioni conta e tanto più, specie quando ci si accredita come paladini del cambiamento. E invece eccolo qui: il 20 marzo a cena con il consigliere regionale demitiano Maurizio Petracca, oggi idealmente sottobraccio con i De Mita nell’alleanza – non già nel piccolo comune di Sant’Angelo a Scala, dove sarebbe passata inosservata – ma nondimeno che nel capoluogo di provincia, dove la valenza politica è decisamente indiscutibile.

Insomma, il “tanto rumore” di de Caro che aveva fatto pensare alla rivoluzione si è risolto in un applauso alla restaurazione. E c’era bisogno – ora si chiedono in tanti – che arrivasse un distinto Signore da Benevento per riaprire il Santuario di Nusco? Come si dice dalle nostre parti, “Peppo pe’ Peppo, me tengo a Peppo mio!”.
Mi costa molto declamarlo, epperò – seppure con infinita ironia – devo farlo: Viva Ciriaco!