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Buongiorno

10.03.2019 - Buongiorno Irpinia

Enzo De Luca, il professor Barra e il candidato sindaco di Avellino

Con l’ex senatore Enzo De Luca ho un civilissimo, e perfino affettuoso, rapporto professionale. Non gli risparmio critiche anche molto aspre, e lui – da politico navigato e molto furbo – non reagisce mai in maniera scomposta. Tutt’altro. Ha la propensione a spiegare: talvolta arrampicandosi sugli specchi, più spesso con ragionamenti che si possono non condividere ma decisamente hanno un fondamento.

Ritengo che sia fondato sul nulla, ad esempio, il suo ultimo "azzardo" in merito alla scelta del candidato sindaco di centrosinistra per le amministrative di Avellino. De Luca ha tirato fuori dalla sua agenda il nome di Francesco Barra, intellettuale di grande spessore e persona di altissima statura morale.

L’ex senatore non ha spiegato compiutamente la sua indicazione. Ad essere sinceri, non l’ha spiegata nemmeno un po’. Con ogni probabilità, ha immaginato che per la guida del Comune di Avellino sia sufficiente e tanto più avere un sindaco culturalmente ben attrezzato e d’indubitabile valenza etica.

Mi permetto di osservare che questo criterio selettivo è abbondantemente lacunoso. Almeno per due ragioni. La prima è che Avellino – con tutto il convinto rispetto per il professor Barra – annovera tra i suoi cittadini non pochi intellettuali di spessore che si caratterizzano anche per il loro dignitosissimo profilo morale. La seconda è che le capacita politico-amministrative di un sindaco non sono direttamente proporzionali alla intellettualità ed alla valenza morale. Si può affermare che queste due "virtù" sono le precondizioni per tracciare l’identikit del miglior sindaco possibile. Ma serve molto altro per svolgere proficuamente un compito così complesso e oggi più che mai pieno di insidie.

Servono innanzitutto passione per il mestiere della politica "operativa", spiccato senso della mediazione, tantissimo tempo disponibile da dedicare alla vita amministrativa e alle relazioni con gli altri livelli istituzionali e con la giungla della burocrazia.

Anche dando per scontato che il professor Barra sia in possesso delle doti aggiuntive testé esemplificate, De Luca ritiene che sia impresa possibile distrarlo dai suoi studi, dalle sue appassionate ricerche storiche, insomma dagli interessi culturali che ne hanno forgiato la personalità facendone l’intellettuale di grande prestigio che conosciamo.

Io, francamente, penso di no. E penso anche che seppure si candidasse e riuscisse a spuntarla, Francesco Barra scapperebbe dal municipio dopo una settimana di prova.

Ora, poiché – come scrivevo all’inizio – l’ex senatore è politico navigato e furbo, vien da chiedere perché mai si sia lasciato andare ad un endorsement che molto probabilmente lo stesso professore non ha gradito. Considerato che tra i due c’è un legame di amicizia antico e fortissimo, non è immaginabile che De Luca abbia agito senza prima pensarci su. Una semplice manovra "distrattiva" per diluire l’attenzione verso altri, come Luca Cipriano e Gianluca Festa, che sembrano aver monopolizzato la scena avellinese?

Se questo fosse, ci sarebbe un altro buon motivo per affermare che il ragionamento di De Luca su Barra è fondato sul nulla.