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Buongiorno

15.03.2019 - Buongiorno Irpinia

Il Biodigestore si farà a Chianche e nessuno potrà più protestare. Ecco perché

Mesi fa, quando il Sindaco di Chianche, Carlo Grillo, cominciò a combattere solo contro tutti per difendere la decisione di realizzare il Biodigestore nel territorio del suo Comune, mi schierai apertamente con chi – praticamente l’universomondo – contestava quella scelta con la razionale motivazione che non si poteva ubicare un impianto di smaltimento rifiuti in prossimità delle aree del Greco di Tufo.

Era assurdo farlo, sostenni, non tanto per il rischio di inquinamento, praticamente uguale a zero grazie alle raffinate tecnologie di questi “aggeggi”, ma piuttosto per il danno d’immagine che avrebbe potuto averne uno dei più pregiati marchi della vitivinicoltura irpina.

Tra chi si opponeva alla decisione di Grillo c’erano soprattutto i sindaci della Valle del Sabato, preoccupati che il Biodigestore potesse in qualche modo aggiungersi, anche soltanto come numero, alle già troppe fonti reali di inquinamento dell’area. Però, per convinzione o solidarietà, fecero sentire il loro dissenso perfino gli amministratori dell’Alta e della Bassa Irpinia, oltre ai rappresentanti del sindacato, illustri imprenditori del settore, associazioni culturali e varia umanità.

Fu allora che il presidente dell’Ato-Rifiuti, in linea con l’indicazione del Vice-Governatore della Campania, Fulvio Bonavitacola, disse chiaro e tondo che l’impianto si sarebbe dovuto comunque fare in Irpinia, e che tutti erano chiamati a formulare proposte alternative alla manifestazione d’interesse formulata dal Comune di Chianche.

Il risultato, ad ieri, è stato che nessuno ha formulato un bel niente: sono finiti i cortei, via i cartelloni, silenzio tombale in ogni angolo della provincia. C’è un piccolo problema, però: l’impianto si deve fare, nessuno può impedirlo. Non è necessario, è indispensabile. E fa benissimo il presidente dell’Ato a lanciare l’ultimatum: o arriva una proposta alternativa o sarà costretto a procedere con Chianche. Nel qual caso, è opportuno che si sappia sin da ora: non saranno i cortei, le proteste, gli scioperi della fame e della sete a fermare le ruspe o ciò che servirà per impiantare il Biodigestore. E l’Irpinia, tutta l’Irpinia istituzionale e sociale, avrà dimostrato ancora una volta che non sa (o non vuole) assumersi la responsabilità di decidere su temi così importanti e sensibili del proprio territorio.