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Buongiorno

28.11.2018 - Buongiorno Irpinia

Il business delle pale eoliche che deturpa l’Alta Irpinia

È una buona notizia la decisione della giunta regionale di sospendere la realizzazione dell’ennesimo parco eolico in Alta Irpinia. Il provvedimento riguarda dodici "pale" che dovrebbero essere installate in un’area comprendente parti di territorio dei comuni di Conza, Sant’Andrea di Conza e Teora, praticamente in prossimità dell’oasi naturalistica e della diga.

Per quanto se ne sa, il motivo della sospensione si fa risalire alla necessità di approfondire le verifiche di impatto ambientale. La qual cosa, invero, appare quanto meno strana, trattandosi di accertamenti che vanno fatti prima del rilascio delle autorizzazioni.

D’altra parte, induce a riflettere la coincidenza della sospensione con la circostanza che proprio pochi giorni fa i carabinieri abbiano acquisito i documenti relativi al progetto del Parco.

Ciò detto, e comunque a prescindere, era ora che venissero accesi anche i riflettori amministrativi (le associazioni ambientaliste sono sul tema da anni) sullo sfruttamento intensivo dell’energia eolica in quell’area della provincia. Si dirà che il vento è una risorsa naturale che, come il sole e a differenza del petrolio, non inquina. Ed è una affermazione decisamente incontestabile. Ma i "luoghi" avranno pure un loro valore intrinseco d’un certo rilievo se, non a caso, l’impatto ambientale è disciplinato attraverso una legislazione che via via è diventata sempre più rigorosa.

Insomma, basta farsi un giro veloce in Alta Irpinia per rendersi conto, senza doversi sforzare più di tanto, che nella cornice naturale e una volta esteticamente incontaminata di questa parte della provincia è sorta e negli anni si è ingrandita a dismisura una industria del vento che ha un mercato garantito per l’eternità e per ciò stesso è immunizzata contro ogni rischio di crisi.

Attenzione: non solo niente crisi, ma anche nessuna possibilità di cassintegrazione. E sapete perché? Semplicissimo: perché questa immensa e redditizia industria, che peraltro ha costi zero di materia prima, non occupa direttamente una persona, letteralmente nemmeno una.

Sì, certo: c’è l’investimento iniziale e c’è la manutenzione ordinaria. Ma i ricavi sono tali che i costi si ammortizzano in brevissimo tempo. Insomma una miniera d’oro. La domanda è: cosa ci guadagna il territorio? La risposta è: niente. Almeno ufficialmente non ci guadagna nessuno: i ristori per i comuni sono bazzecole rispetto agli utili dei "paleoli eolici". Poi, è chiaro, dietro l’ufficialità potrebbe esserci di tutto. Ma questa è materia di altre competenze.

Insomma, e in conclusione, sarebbe auspicabile e tanto più una seria rivisitazione del tema in sede politica. Se proprio dobbiamo sopportare lo spettacolo indecoroso di questa immensità di pale, che almeno venga spiegato cosa ci guadagna il territorio in termini di benessere sociale e di sviluppo economico.