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Buongiorno

10.07.2019 - Buongiorno Irpinia

Il caso De Cesare e il silenzio della Politica

Nel volgere di pochi giorni, con il “sequestro preventivo d’urgenza” di beni equivalenti a cento milioni di euro disposto dalla Procura della Repubblica di Avellino, da giudiziaria “civile” che era la vicenda Sidigas è diventata “penale”. I reati ipotizzati a carico di Gianandrea De Cesare, titolare del Gruppo e Patron dell’Avellino Calcio e dell’Avellino Basket, sono decisamente gravi: falso in comunicazioni sociali, omesso versamento di Iva, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, autoriciclaggio.

Non è superflua una rigorosa sottolineatura: allo stato dei fatti si tratta di ipotesi di reato, non di reati, ancorché sostenute da un accurato dossier della Guardia di Finanza, per di più corroborato dall’analisi d’un consulente d’ufficio di comprovata esperienza.

Bisognerà ora attendere l’esito delle contromosse difensive di De Cesare per comprendere la piega che potranno prendere le cose: ci sarà di certo un ricorso contro il decreto di sequestro, si pronunceranno gli organi competenti, il sequestro “preventivo d’urgenza” potrà essere convalidato o revocato. Tutto può succedere. Il tempo, peraltro molto breve, ci dirà se la Procura e la Guardia di Finanza hanno visto bene oppure si tratta d’un abbaglio. Naturalmente, il mio auspicio è che tutto si risolva per il meglio: sia per l’azienda e per i suoi lavoratori, che per le due società sportive emanazioni del Gruppo De Cesare.

Ciò detto, resta un problema che non si può sottacere o, comunque, tenere ai margini come purtroppo è sin qui accaduto. Il problema è il silenzio – o il silenziatore messo a questa vicenda, se preferite – negli ambienti politici e istituzionali. Salvo rarissime eccezioni, Rosetta D’Amelio ad esempio, i Signori della politica e delle Istituzioni locali, sempre molto loquaci (e attivi) nel “voto di scambio” con lo sport, sono diventati muti, ciechi, sordi. È come se non fosse accaduto niente: come se non ci fosse una storia nel passato remoto e recente di questa vicenda, quale che sarà la sua conclusione penale e civile.

Visto e letto in trasparenza, questo silenzio assordante è un altro segnale inquietante del declino etico e morale della politica nella provincia irpina. Sarebbe tempo di suonare l’allarme.