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Buongiorno

11.02.2019 - Buongiorno Campania

Il ministro dell’Istruzione e la Scuola del Sud: ecco l’antipasto avvelenato del regionalismo differenziato

Se mai ce ne fosse stato bisogno, ci ha pensato il ministro dell’Istruzione leghista, Marco Bussetti, a fornire l’interpretazione autentica del “regionalismo differenziato” che alberga nella mente e nel cuore della gente del Nord. Per la Scuola del Sud occorrono più soldi? Macché! Il vero problema, nel pensiero del ministro, è che da queste parti i prof lavorano poco. Più impegno, più sacrificio, meno lamentazioni: insomma, cari insegnanti meridionali, il gap con la Scuola del Nord fa capo soltanto alla vostra responsabilità di nullafacenti.

Succede il finimondo, dal Mezzogiorno d’Italia si alza forte e giusta la protesta, il ministro tenta una rettifica che alla fine si rivela pezza peggio del buco, il danno è fatto. Quel che c’era da capire si è capito, anche se – appunto – era roba risaputa: il regionalismo differenziato, così come lo vogliono, anzi lo pretendono, Emilia e Romagna, Lombardia e soprattutto il Veneto, è un marchingegno destinato ad allungare le distanze tra Nord e Sud del Paese, naturalmente penalizzando ancor di più il Sud. Buona e sacrosanta la battaglia del Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, dunque, che per primo aveva compreso a che gioco stavano giocando Zaia e Amici dell’Italia Ricca, e che con grande lucidità, senza dire no, si è inserito nella partita andando dritto al cuore del problema: facciamo tutti i regionalismi differenziati che si vogliono, ma la differenza che non potrà e non dovrà mai esserci è quella sull’equa redistribuzione della ricchezza statale tra Nord, Centro e Sud.

Ora, diciamolo con estrema chiarezza: nessuno avrebbe mai immaginato che la Lega di Salvini, almeno nei sondaggi sulle intenzioni di voto, potesse sfondare anche al Sud raggiungendo addirittura quota 22 per cento. È grazie a questo dato del Mezzogiorno, peraltro, che Salvini si attesta sulla media nazionale di ben il 34,4 per cento (ultimo sondaggio Ipsos). Il problema politico che adesso si apre, quindi, riguarda soprattutto il leader della Lega. Può Salvini davvero pensare che l’elettorato meridionale resti indifferente al cospetto di un regionalismo differenziato che finirebbe con l’affossare in via definitiva il Sud?

Paradossalmente, il capo leghista è oggi il miglior alleato della Campania e del Mezzogiorno: tutto non può avere. Se ne faccia una ragione. L’altro alleato naturale è Di Maio: i 5 Stelle sicuramente trarranno vantaggio elettorale dal reddito di cittadinanza soprattutto al Sud; ma un Movimento appiattito, od anche soltanto assente, sull’attuale versione nordista del regionalismo differenziato sarebbe destinato a rimetterci interessi e buona parte del capitale nel voto dei meridionali.

Intanto, sarebbe cosa buona e giusta se i soloni politici del Mezzogiorno, a cominciare dai Pd della Campania, dessero una mano a De Luca in questa difficilissima battaglia invece di starsene a discettare sul nulla.