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Buongiorno

03.02.2018 - Buongiorno Campania

L’alunno, il coltello e la professoressa sfregiata. Ma la colpa di chi è?

Buongiorno, Campania.
Non si può non restare sgomenti leggendo la notizia di un ragazzo di 17 anni che in classe ha sfregiato con un coltello il viso della professoressa di Italiano che voleva interrogarlo, prima della fine del quadrimestre, per tentare di portarlo ad un voto di sufficienza.

L’episodio è accaduto a Santa Maria a Vico, in provincia di Caserta. Ha riempito i titoli di apertura di giornali e telegiornali. Tutti ne avete avuto contezza, non serve aggiungere altro alla cronaca, né credo sia il caso di arrampicarsi sugli specchi di dotte analisi sociologiche trite e ritrite che sortiscono l’unico risultato di farci perdere di vista l’essenza del problema.

A mio modestissimo avviso è che non se ne può più del menefreghismo delle famiglie circa la necessità di adempiere al dovere fondamentale della educazione dei propri figli. Dove per educazione non può non intendersi anche la responsabilità del controllo dei ragazzi minorenni: le abitudini, le frequentazioni, gli umori, e soprattutto le “solitudini”. E da queste ultime, intese nel senso di smarrimenti nella realtà, che molto spesso nascono comportamenti reattivi del tipo registrato in questo fatto di cronaca.

Il dramma è che proprio nel rapporto con la scuola le famiglie sembrano essersi adagiate nella convinzione che non spetta più ad esse il compito e l’onere dell’educazione dei figli. Pochi giorni addietro ha fatto specie l’episodio di un ragazzo che ha redarguito con parolacce e sberleffi un ottantenne. Alla reazione dell’anziano, il genitore del giovane ha tenuto a sottolineare che l’educazione del figlio è onere della scuola, che lui e la moglie non hanno tempo perché impegnati al lavoro.

Si tratta di un caso paradigmatico d’una mentalità, certamente sbagliata, che però si è andata consolidando anche e forse soprattutto per certe riforme scolastiche troppo sbilanciate a favore delle famiglie e sempre più penalizzanti nei confronti degli insegnanti.

Criminalizzare un ragazzo di 17 anni che reagisce nel modo riferito dalle cronache sarebbe un errore madornale. La cultura della giusta “punizione” a scuola va recuperata ripartendo dall’inizio. E l’inizio non può che essere la salvaguardia senza se e senza e senza ma del ruolo dei docenti.