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Buongiorno

05.09.2017 - Buongiorno Irpinia

La Dogana di Avellino nelle mani di un funzionario... latitante

Buongiorno, Irpinia.
Quando nel professor Franco Festa il matematico si rimette al suo posto occupato dal letterato, il linguaggio diventa ancora più incisivo. Ed è quanto dire alla luce dello stile coinvolgente del romanziere avellinese che ci ha regalato le gustosissime letture del commissario Melillo e tanto altro.

Dunque, come si sa, Franco Festa è tra i più appassionati protagonisti della lunga battaglia civica ingaggiata con il Comune di Avellino e con la Soprintendenza ai Beni Architettonici per l’acquisizione al patrimonio pubblico della Dogana, uno dei simboli più cari e significativi della storia cittadina.
Le lotte del Comitato nato ad hoc, che negli ultimi anni hanno sempre più coinvolto l’interesse degli avellinesi, alla fine sono state coronate dal successo: pur tra non poche difficoltà, l’Amministrazione Foti ha evitato il rischio che la Dogana finisse ai privati attraverso l’asta del Tribunale predisponendo gli atti per l’esproprio. Ora finalmente il decreto di esproprio c’è. La firma è arrivata nel pomeriggio di ieri l’altro. Ma è stato necessaria l’ennesima levata di scudi, l’invito alla mobilitazione dei cittadini perché la pratica venisse finalmente completata.
Ed è qui che torna in campo il “matematico” Franco Festa. La dichiarazione di pubblica utilità deliberata dall’Amministrazione Foti, infatti, sarebbe scaduta tra due mesi. Fino a lunedì scorso, però, il Comune non aveva completato la procedura di esproprio.

Cosa c’entra il “matematico” Festa? E’ presto detto. Mentre incombeva il pericolo che i suddetti due mesi sarebbero potuti trascorrere infruttuosamente, si stava discutendo e polemizzando in città sulla destinazione d’uso da dare alla Dogana e persino sulla rivendicazione della paternità di questa o quella proposta. È stato nel bel mezzo del succitato noiosissimo dibattito che Franco Festa ha metaforicamente messo in ordine i numeri: uno viene prima di due, e due prima di tre. Allo stesso modo, nella medesima logica di matematica elementare, prima si mette al sicuro l’acquisizione del bene attraverso l’esproprio e poi si discute dei massimi sistemi sul resto.

Insomma, il professore è intervenuto per far capire che qui si rischiava di far scappare i buoi rendendo poi del tutto inutile e patetica la ricerca della corna.
Sul piano più generale, la protesta del professore è servita a far venire a galla un’altra amara verità. Si è appurato, infatti, che fino all’altro ieri non era stato possibile emanare il decreto di esproprio perché in calce ad uno degli atti mancava la firma di un funzionario.

Insomma, l’inerzia di un funzionario aveva espropriato il Comune di Avellino della capacità di esproprio. Vi pare tollerabile?