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Buongiorno

07.01.2018 - Buongiorno Italia

La campagna elettorale? Lo ricordino i politici: "Vir prudens non contra ventum mingit"

Buongiorno, Italia.
Una volta tanto politologi e opinionisti delle maggiori testate giornalistiche italiane concordano: la campagna elettorale appena iniziata rischia di essere la peggiore della storia repubblicana. E per un motivo molto semplice: non sapendo più a quale santo votarsi – scusate il bisticcio – per farsi votare, i leader dei partiti italiani hanno deciso di giocare, non alla politica, come sarebbe naturale, ma a chi fa la pipì più a lungo. Noncuranti del rischio, visto il vento contrario che tira, di ritrovarsela addosso: come peraltro saggiamente avverte un antichissimo motto latino: "Vir prudens non contra ventum mingit ".

E accade così che Berlusconi sfoderi il suo armamentario preferito, forse dimentico del fatto che certe cose ("giù le tasse") le aveva già promesse un bel po’ di anni fa e lì sono rimaste. Invero stavolta aggiunge l’abolizione del bollo per la prima auto, trascurando che l’operazione costerebbe ben sei miliardi di euro che non si capisce da dove potrebbero uscire.

Non gli è da meno Matteo Renzi, che ha detto di voler abolire il canone Rai, anche qui praticando un buco di bilancio che sarebbe arduo riempire, e comunque beccandosi del folle o quasi dal ministro dello Sviluppo Economico, Sandro Calenda.

Segue a ruota il leader della Lega Matteo Salvini: "flat tax" e, voilà, gli esperti garantiscono che servirebbero 30-40 miliardi. Dove si prendono? Salvini garantisce che ciò che perdi all’inizio lo recuperi, addirittura con gli "interessi", attraverso il sincero pentimento degli attuali evasori.
Luigi Di Maio, infine, punta tutto sull’eliminazione dell’Irap, l’Imposta regionale sulle attività produttive, per la felicità dei Governatori, dalla Lombardia alla Sicilia, che già oggi non riescono a far quadrare i bilanci, figurarsi se le entrate si assottigliano ulteriormente.

E a proposito di Governatori, e in conclusione, Vincenzo De Luca ha ridato prova del suo asciutto e disincantato pragmatismo descrivendo, attraverso Lira TV, il "grande imbroglio" verbale di questa campagna elettorale.
Ha detto: "Avremo avanti due mesi difficili da digerire. I primi accenni di campagna elettorale non li capisco, faccio fatica a concepire le frottole che vengono raccontate. Chi ha vissuto la stagione dei grandi sogni e dei grandi fallimenti capisce che sono parole al vento e già sa che il 99 per cento di parole non avrà attuazione, sarà una presa in giro per gli italiani. Un 2018 che sul piano delle istituzioni e del governo sarà un anno sfortunato".

Insomma, meglio la verità. E meglio farebbero i politici ad essere un tantino più seri specie in campagna elettorale. Anche perché – ripetiamo – "Vir prudens non contra ventum mingit".