menu

Buongiorno

04.11.2018 - Buongiorno Irpinia

Le minacce a Gianni Festa e il nostro “dovere” di solidarietà

Devo chiedere scusa pubblicamente, dopo averlo fatto in privato, all’amico e collega Gianni Festa, direttore del Quotidiano del Sud e opinionista di Irpinia Tv, per essermi “distratto”, nel senso che ho appreso con ritardo delle minacce di morte ricevute attraverso una lettera recapitata per posta alla sua redazione.

Ho letto che anche un altro collega, Federico Festa, è stato fatto oggetto delle medesime “attenzioni”. Chiaramente sono estesi a lui i sensi della mia solidarietà. Ed anche con lui mi scuso per il ritardo dovuto a contingenze del tutto casuali.

Non bastava la testimonianza privata. Mai come in questi casi, infatti, sono indispensabili atti pubblici. E non per motivi meramente corporativistici. Sia Gianni che Federico sono entrati nel mirino di qualche troglodita evidentemente per le opinioni che esprimono. Si fosse trattato di un politico o di una qualsiasi altra persona, avrei nutrito ed espresso lo stesso sentimento di sincera vicinanza: perché l’esercizio di critica, dentro i confini definiti dalla Costituzione, non può e non deve diventare una libertà negoziabile, tanto meno sotto minaccia.

Ho molte più affinità professionali ed esistenziali con Gianni, a cominciare dall’età, che con Federico. Perciò, scriverò su questa vicenda poche righe riferendomi al direttore del Quotidiano del Sud.

Non ricordo quante volte Gianni ed io abbiamo litigato di brutto, specie nel periodo in cui – praticamente una vita – eravamo giornalisti del quotidiano “Il Mattino”. Ecco, non potrei dire, senza mentire, che i nostri rapporti siano mai stati idilliaci. Da qualche anno a questa parte, complice la saggezza “forzata” dell’età, ci siamo acquietati. Dirò di più: ci rispettiamo, perfino con profonda sincerità.

La digressione personale per dire che conosco il “giornalista” Gianni Festa “dal di dentro”. E soprattutto per aggiungere che il suo impegno professionale, in tutto e per tutto, è interpretato come “missione sociale”. Le sue opinioni possono essere condivisibili o meno, ma sempre sono ispirate e spinte dalla ricerca della verità e dal sentimento di giustizia. E sempre sono a sostegno delle ragioni dei più deboli.

Ecco perché merita solidarietà e stima. Guai ad abbandonare alle regole della giungla, che sono identiche a quella della delinquenza organizzata, poco importa se di natura classicamente criminale o politica, i giornalisti della specie “Gianni Festa”: significherebbe rinunciare ad un pezzo importante di verità, dunque di libertà.

Un abbraccio, amico Gianni.