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Buongiorno

06.10.2018 - Buongiorno Irpinia

Ma sì: copriamo con frasi amorose il Municipio di Avellino!

La giovane e bravissima collega Maria Stanco ha scritto per “Il Mattino” di ieri un pezzo di cronaca inappuntabile sia per la rigorosa ricostruzione del fatto – ossia le scritte d’amore pennellate con lo spray sulle vetrate e sui marmi all’ingresso del Comune di Avellino – sia per l’appropriatezza del linguaggio utilizzato, impresa sempre ardua e delicata quando si trattano argomenti del genere.

Tuttavia, per quanto assolutamente corretta nell’inquadramento cronachistico, l’espressione “raid vandalico” usata dalla giornalista non la condivido. Ma vorrei spiegare il senso – scusate il bisticcio – del mio dissenso, precisando subito che esso si fonda in via esclusiva sul “contesto”.

Se quelle scritte, peraltro semplici e molto carine, attribuibili ad un ragazzo innamorato, e quindi già per questo meritevoli di attenuante specifica, fossero comparse – chessò – sulla Fontana di Bellerofonte oppure sulla facciata della Torre dell’Orologio, beh il “raid vandalico” ci sarebbe stato tutto e non avremmo potuto “assolvere”, per umana comprensione, nemmeno il titolare d’un cuore in così appassionata pena d’amore.

Ragioniamo, invece, sul “contesto” reale. Il Municipio di Avellino, dall’entrata fin dentro i suoi più nascosti meandri, non ha niente di artistico e men che meno di “nobiltà amministrativa” perché si possa affermare che imbrattandolo un tantino, per di più con frasi romantiche, se ne possa deturpare il valore architettonico e soprattutto la valenza storica della sua metafora istituzionale.

Stiamo parlando, insomma, di un edificio emblema d’una pessima modernità urbanistica e niente affatto funzionale. Ma neanche ciò sarebbe sufficiente a giustificare le intemperanze giovanili del “vandaletto” innamorato, se non vi fosse altro e ben più poderoso elemento contestuale appena accennato: la metafora istituzionale di quell’edificio, ovvero ciò che in esso si produce, sul piano politico e amministrativo per l’interesse collettivo della comunità avellinese

Diciamolo senza indulgere alla pietà cristiana: se le vetrate e i marmi all’entrata del Municipio - al pari di molte sue stanze - potessero parlare, sapremmo di tante volgarità, nella più larga accezione intese, che ciascuno di noi si sentirebbe in dovere di sovrastarle coprendo di frasi d’amore, rigorosamente scritte a furor di spray, le pareti esterne ed interne e i tetti e sottotetti e i corridoi e gli infissi della Casa Comunale di Avellino.

Ecco, al Sindaco Vincenzo Ciampi, che non c’entra niente con il passato amministrativo della città, potremmo intanto chiedere, per dirla con il meglio di Riccardo Cocciante, di utilizzare molti “secchi di pittura”, per scrivere su “tutti i muri” del Municipio un nuovo inno a Margherita. Magari utilizzando, se posso consentirmi il suggerimento, le frasi cariche di straordinaria dolcezza romantica che Edmond Rostand fa recitare al suo Cyrano de Bergerac. Eccole: “Un bacio. Ma cos’è, così d’un tratto? Un giuramento reso tra sé e sé, un patto più stretto... È come un traguardo che insieme è un avvio, un punto rosa acceso sulla “i” di “amore mio”, un bisbiglio alle labbra perché l’orecchio intenda, il brivido del miele di un’ape che sfaccenda, una comunione presa al petalo di un fiore, un modo lungo e lieve di respirarsi il cuore e di gustarsi in bocca l’anima a poco a poco”.