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Buongiorno

11.06.2019 - Buongiorno Irpinia

Perché sarebbero utili le dimissioni del segretario provinciale Pd

Le forzature producono quasi sempre risultati sbagliati, anche se – quando si fanno – appagano il palato, la soddisfazione del momento. È così in tutte le vicende umane. Lo è in politica.

Abbiamo oggi l’esempio del Partito Democratico irpino. Le elezioni comunali di Avellino hanno rivelato in maniera plastica una serie di errori tattici e strategici che hanno reso ancora più profondo il solco tra i “due” Pd della Federazione provinciale.

Le amministrative sono state vinte dal Pd “ufficioso” che ha sostenuto Festa. Ma gli stessi effetti si sarebbero prodotti se fosse prevalso il Pd “ufficiale” schierato dalla parte di Cipriano. Le forzature fatte dall’una e dall’altra parte, quando si dovette decidere per la scelta del candidato sindaco, appagarono lì per lì il palato dei guerreggianti, la loro voglia di misurarsi al calor bianco, ma alla fine determinarono una condizione divisiva che adesso appare più problematico sanare.

In effetti ci sarebbe la strada utile per uscire dall’impasse. Epperò ancora qui si registra una forzatura che rischia di complicare ancor di più le cose. La forzatura è la resistenza del segretario provinciale del Partito Democratico, Giuseppe Di Guglielmo, a non voler prendere atto della sconfitta elettorale del Pd “ufficiale” e a trarne le doverose conseguenze.

Precisiamolo subito: la resistenza del segretario non è causata dall’attaccamento alla poltrona. Di Guglielmo ha una sensibilità politica indiscutibile. Le ragioni sono altre, fanno capo alla logica delle fazioni, sono perfino comprensibili, ma decisamente non giustificabili.

Le dimissioni del segretario e l’azzeramento del partito, invece, potrebbero favorire il chiarimento interno – serio, rigoroso, definitivo – che serve per preparare un congresso vero – altrettanto serio, rigoroso, definitivo – in grado di far “rinascere” un partito “della politica” distante anni luce dal partito “delle tessere” mercanteggiate tanto al quintale.

Tra meno di un anno ci saranno le elezioni regionali ed è del tutto evidente che il Pd non può consentirsi il lusso di perdere un solo giorno per avviare l’opera della sua riorganizzazione interna, con l’obiettivo prioritario – come si diceva un attimo fa – di costruire un partito che “fa politica”.