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Buongiorno

13.02.2018 - Buongiorno Italia

Pierfrancesco Favino, la “Estraneità” e una certa politica

Buongiorno, Italia.
La verità? Il Festival di Sanremo mi è piaciuto moltissimo. Tanto da rinunciare, praticamente per un’intera settimana, ai film (la mia grande passione) e ai due programmi serali che preferisco: Di Martedì e Piazza Pulita.

Dico subito che amo la musica. Ciononostante non mi era mai capitato di stare per tante sere e tanto tempo appiccicato alla Tv come la scorsa settimana. Di più: non pago delle due parti ordinarie della kermesse, ho seguito perfino il Dopofestival.

Confesso anche che si è trattato di un’attrazione che mi ha molto sorpreso. Forse è stata la spontanea professionalità di Baglioni. Forse la disincantata e ironica simpatia della Hunziker.
Certamente il talento di Pierfrancesco Favino: straordinario in tutte le interpretazioni, un artista autentico destinato a conquistare il pubblico di massa non solo cinematografico e teatrale e non solo italiano.

Eccoci, è Favino il vero motivo dell’intrusione (rarissima) del Buongiorno di oggi nel mondo dello Spettacolo.

Favino perché, a parte il resto, ho trovato semplicemente magistrale il suo monologo tratto da “La notte poco prima delle foreste” di Koltès. Un testo che parla di “estraneità”, del “sentirsi straniero in un Paese”, come ha ben spiegato l’artista replicando ad alcuni politici che non avevano resistito alla tentazione della polemica strumentale tirando in ballo il tema dei migranti.

In verità non sorprende che ciò sia accaduto. È la riprova di quanto volgarmente in basso sia crollata la politica: invero, una certa politica che non riesce più nemmeno a distinguere la cultura dall’ideologia.

Favino, sei un mito. Avanti così.