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Buongiorno

09.10.2018 - Buongiorno Irpinia

Polo Autobus: il giorno della Verità e della Speranza

La vicenda Industria Italiana Autobus, che è la vicenda ex Irisbus (per quel che riguarda l’Irpinia), è finalmente giunta allo snodo decisivo dopo cinque anni di grande mobilitazione delle maestranze, di straordinario e intelligente impegno del sindacato e, purtroppo, anche di imperdonabili superficialità dei governi di centrosinistra che si sono susseguiti dal Gabinetto Letta in poi.

Il primo segnale concreto di svolta potrebbe arrivare oggi dall’assemblea dei soci della IIA. Se non ci saranno colpi di testa indotti da eccessi di furbizia, se ci sarà un atteggiamento responsabile e non speculativo, insomma se si prenderà atto, con i corretti comportamenti conseguenziali, che l’unico modo per salvare gli stabilimenti di Flumeri e di Bologna, e quindi per dar vita davvero al “Polo Autobus italiano, è favorire la nascita di un nuova Società con dentro Ferrovie dello Stato, attraverso BusItalia, e magari anche Invitalia, allora – certo che sì – saremo già ben oltre la speranza che la Grande Impresa possa riuscire.

Ho avuto già modo di esprimere una motivata opinione sull’argomento. Che, in rapida sintesi, è la seguente. Negli ultimi cinque anni, i governi centrali hanno incoraggiato la chimera che con l’attuale IIA, senza capitali adeguati e senza un Piano Industriale credibile e competitivo, si potesse resuscitare una fabbrica rinata morta. Il fallimento di questa strategia è nei fatti. E non poteva che finire così. I governi di centrosinistra, da Letta a Gentiloni, hanno sempre guardato con fastidio al caso IIA: parole e finte azioni di circostanza, nulla di più.

È poi accaduto, con l’attuale governo gialloverde, che il ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, l’appena 31enne Luigi Di Maio, abbia capito in cinque minuti ciò che in un quinquennio ministri e capi di governo blasonati, o presunti tali, non avevano compreso o fatto finta di non comprendere. E cioè che quelle due fabbriche non potevano ambire alla fondazione del Polo Autobus, e invero nemmeno a sopravvivere, fin quando fossero rimaste nelle mani di industriali, presunti industriali, sprovvisti di mezzi finanziari indispensabili per far fronte ad un impegno produttivo decisamente importante.

Scartata da subito, per l’assoluta mancanza di manifestazioni d’interesse, l’ipotesi di un imprenditore privato (se era andata via Fiat, perché mai avrebbe dovuto tentare un pincopalla qualsiasi), Di Maio si è mosso con intelligenza strategica sul versante pubblico. Vogliamo realizzare una grande fabbrica italiana di autobus, visto che la domanda c’è ed è destinata a salire? Bene, facciamola di mano pubblica. Da qui l’invito, poi accettato, a Ferrovie dello Stato, che proprio ieri, in vista dell’assemblea di soci di IIA, ha partecipato assieme a Invitalia, al tavolo convocato dal Mise.

Oggi, forse, la svolta. Speriamo sia finalmente la volta buona.