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Buongiorno

09.02.2018 - Buongiorno Irpinia

Tony Della Pia ingiustamente pestato a sangue dalla Polizia e nessuno chiede scusa. Vergogna!

Buongiorno, Irpinia.
Nemmeno nel Far West. E alla fine nemmeno le scuse. Anzi. Addirittura una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale.

Ha dell’inverosimile ciò che è capitato a Tony Della Pia, artigiano dell’edilizia, persona perbene, segretario provinciale di Rifondazione Comunista, solo per caso – nel contesto di questa circostanza – candidato alle elezioni del 4 marzo nella lista “Potere al Popolo”.

Era stato tutto il giorno a Salerno. Tornava dal lavoro con il suo camioncino. È stato bloccato sulla superstrada da un’auto della Polizia che lo aveva seguito dal centro città. Un brevissimo lasso di tempo e sono arrivate altre tre auto della Questura. I poliziotti lo hanno strattonato giù dal camioncino. Uno di loro lo teneva sotto mira con la pistola. Della Pia ha chiesto spiegazioni, la risposta è stata affidata a pugni e calci: un occhio tumefatto, un dente saltato, escoriazioni multiple.

Ora leggete la spiegazione fornita dal Capo di Gabinetto della Questura di Salerno: “Siamo intervenuti su segnalazione di un cittadino che ci ha detto che stava seguendo un furgone che gli era stato rubato. Riteneva che fosse suo. Gli agenti della Mobile lo hanno seguito fin dal centro città riuscendo a bloccarlo a Fisciano. Una normale attività di polizia giudiziaria, in sostanza”.

Capito? Una normale attività di polizia giudiziaria. Cioè le forze dell’ordine in questione prendono fischi per fiaschi, il furgone di legittima proprietà di Della Pia viene confuso con un mezzo rubato, perché così suggerisce il tizio che ha telefonato alla Mobile, e per di più Della Pia vien preso a pugni e a calci.

E questa sarebbe “...una normale attività di polizia giudiziaria, in sostanza”. Scusate, ma ai delinquenti propriamente detti cosa fanno gli uomini della Mobilie di Salerno: li fucilano senza nemmeno fargli esprimere l’ultimo desiderio?”.

Nemmeno le scuse dopo che tutto era stato chiarito. Anzi – si diceva – una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale. Avevamo immaginato che per noi cittadini il pericolo è rappresentato dai delinquenti. La storia di Salerno racconta altro. Certo, l’errore è sempre possibile. Ma se non si chiede scusa in casi come questo, allora quando?